Situazione incandescente in Medio Oriente

Dalla primavera araba all’autunno curdo

Non c’è da meravigliarsi, ma sicuramente da indignarsi e farsi sentire per la situazione che si sta creando al confine sud della Turchia con la parte settentrionale della Siria.
Dalla nascita dello stato islamico la situazione in Siria è degenerata e ad oggi è fuori controllo.
La destabilizzazione del governo di Assad – sicuramente un governo poco democratico rispetto a ciò che ci aspetteremmo nel XXI secolo – ha sortito gli stessi effetti della Libia di Gheddafi, generando ondate di emigrazioni dipese dalla guerra civile prima e dall’avanzata di Daesh.
In mezzo ci sono i Curdi, perseguiti dal governo di Erdogan, considerati in parte terroristi dalla comunità internazionale, ma in realtà gli unici che hanno affrontato sul campo l’ISIS e che lo hanno respinto.
Ora l’attacco turco giustificato da Erdogan come la naturale difesa dei confini del proprio paese contro le possibili ritorsioni terroristiche, quando durante il clou della guerra dell’ISIS, all’epoca di Charlie Hebdo e del Bataclan, era alto il sospetto che i foreign fighters avessero facile accesso alle regioni occupate da Daesh proprio attraverso la Turchia.
La situazione è incandescente e se non verrà affrontata nel modo giusto da parte della comunità internazionale ma soprattutto da parte dell’UE, in cui la Turchia mira ad entrare, rischiamo di essere all’alba di una nuova crisi umanitaria le cui conseguenze non saranno limitate al popolo Curdo, ma coinvolgeranno nuovamente tutta l’area mediterranea, compreso il nostro paese, e daranno nuova linfa vitale alla propaganda di destra.

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